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DIORAMA TORINO IN MATTONCINI
LEGO®

Il diorama è composto da un circuito con alcuni raddoppi per lo scarto delle motrici. La parte in alto è quella rivolta verso il pubblico, all'estrema destra c'è il monumento a Vittorio Emanuele II mentre all'estrema sinistra c'è l'anello che, in futuro, circonderà la chiesa della Gran Madre di Dio. Mancano ancora i palazzi del corso verso la zona del monumento e in prospettiva futura il plastico sarà arricchito dalla rappresentazione del fiume Po, posizionato tra il corso e la chiesa della Gran Madre. Al diorama possono essere aggiunti, con qualche piccola licenza come già per la chiesa della Gran Madre, i modelli del Palazzo Madama e della Mole Antonelliana.


Corso Vittorio Emanuele II (1814), Torino, corso omonimo.

Corso Vittorio Emanuele II è una delle principali strade di Torino, lunga circa 4200 metri. Attraversa la città da sud-est a nord-ovest passando a sud-est del centro storico. È intitolata a Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia. Il corso, partendo ad est dal Po, lascia sulla sinistra il quartiere San Salvario ed il centro storico sulla destra, arriva alla stazione di Torino Porta Nuova, dove si apre piazza Carlo Felice lungo l'asse di via Roma, incontra successivamente il monumento a Vittorio Emanuele II (alto ben 39 metri e soprannominato il “re sui tetti”), passa davanti alle carceri nuove, lambisce sulla destra il quartiere Cit Turin e termina ad ovest in corso Francia. Composto da un viale centrale e da due controviali separati da un filare di alberi (principalmente Ippocastani), è stato tracciato nel XIX secolo sul sedime degli antichi bastioni della città, demoliti da Napoleone. La prima parte dell'arteria, da Porta Nuova al Po, fu aperta nel 1814 con il nome di “corso del Re”: sarà in modo definitivo intitolato a Vittorio Emanuele II verso la fine del XIX secolo. In seguito venne prolungato verso nord-ovest, in occasione dello sviluppo urbano progettato dall'architetto Carlo Promis.

Il modello in LEGO riproduce parte del corso in scala 1:40  ed è composto da circa 75.000 pezzi.

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Monumento a Vittorio Emanuele II (1899), Pietro Costa, bronzo e granito di Baveno, Torino, largo Vittorio Emanuele II.

Alla morte del sovrano, Umberto I stanziò un milione di lire per realizzare un grande monumento dedicato al padre, Vittorio Emanuele II (1820-1878), le cui spoglie – in quanto primo Re d’Italia - sarebbero rimaste nel Pantheon a Roma. L’opera è affidata a Pietro Costa (1849-1901) che si dovette trasferire da Roma a Torino per essere vigile sul cantiere che si sarebbe dovuto inaugurare nel 1880. Il monumento venne in realtà svelato solo il 19 settembre 1899. Più di ogni altra cosa il Vittorio Emanuele II di Torino colpisce per le dimensioni: quattro alte colonne di granito di Baveno sostengono il dado sormontato da un tappeto in bronzo e dalla figura stante del monarca. Ritratto in tutta la sua fierezza, Vittorio Emanuele II, a testa scoperta, fissa in volto il nemico con petto ampio e mano possente con cui è pronto ad armeggiare la spada. Le allegorie del basamento, che in realtà erano già state collocate nel 1888, rappresentano la Pace, la Libertà, la Fratellanza e l’Indipendenza, mentre le quattro aquile reggono gli stemmi sabaudi. Il monumento raggiunge la considerevole altezza di 39 metri tanto che viene popolarmente chiamato il “re sui tetti”. All'interno del basamento è presente una scala elicoidale che permette di salire fino ai piedi della statua bronzea posta in cima ma l'accesso non è aperto al pubblico.

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:80 circa ed è composto approssimativamente da 400 pezzi.


Chiesa della Gran Madre di Dio (1824), Ferdinando Bonsignore, Torino, piazza Gran Madre.

Dopo la caduta di Napoleone (1769-1821), il 30 agosto 1814 il consiglio decurionale di Torino stabiliva che si ricordasse il rientro di Vittorio Emanuele I (1759-1824) nella capitale, avvenuto il 20 maggio precedente, non solo con degni festeggiamenti da celebrarsi in ogni anniversario, ma anche mediante l’erezione di un tempio dedicato alla Gran Madre di Dio. Con la scelta di uno dei progetti presentati dall’architetto Ferdinando Bonsignore (1760-1842) - lo stesso che si era aggiudicato la realizzazione della piazza dove avrebbe dovuto sorgere la chiesa - soltanto il 23 luglio 1818 si posò la prima pietra. Nonostante i propositi espressi affinché i lavori procedessero con maggiore alacrità, negli anni successivi il Comune, per carenza di fondi, fu costretto a dirottare i denari dei festeggiamenti all’esecuzione dell’edificio. Solo sotto il regno di Carlo Felice (1765-1831), nel 1827, a ben sei anni di distanza dall’abdicazione di Vittorio Emanuele I, si intraprese lo scavo delle fondazioni. E con costi lievitati fino a quasi 2 milioni e mezzo di lire e in un contesto storico-politico decisamente mutato, il Pantheon subalpino venne inaugurato alla presenza del nuovo re Carlo Alberto (1798-1849) il 20 maggio 1831. La statua di Vittorio Emanuele I, opera di Giuseppe Gaggini (1791-1867), fu posizionata nella piazza solo nel 1885.

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:70 circa ed è composto approssimativamente da 25.000 pezzi.

http://www.brickshelf.com/cgi-bin/gallery.cgi?f=472635


Ponte Vittorio Emanuele I (1810), Ingg. Malet e Pellegrini, Torino, piazza Vittorio Veneto.

Durante l'occupazione francese di Torino di inizio '800, su decisione diretta di Napoleone, fu deciso di edificare un ponte di pietra nella città sabauda che fino a quel momento aveva solo ponti provvisori su Po. Il ponte venne eretto in sostituzione di un precedente ponte in pietra di 12 pilastri, eretto all'inizio del XV secolo, e fortemente danneggiato dalla piena del fiume del 3 novembre 1706 che ne distrusse alcuni archi, sostituiti provvisoriamente da strutture in legno.
La posa della prima pietra avvenne nel novembre 1810 alla presenza del principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte e allora Governatore del Piemonte: murate nel pilastro centrale del ponte furono riposte 88 fra monete e medaglie commemorative delle campagne napoleoniche ed un metro in argento. I lavori procedettero sotto la direzione degli ingegneri Malet e Pellegrini e il ponte fu completato nel 1813.
Dopo la fine dell'occupazione francese, con il ritorno dei Savoia in città, fu proposto di abbattere il ponte, percepito da molti come il simbolo della passata occupazione, ma il re Vittorio Emanuele I si oppose all'idea e il ponte gli fu in seguito intitolato.
Il ponte, di una lunghezza complessiva di 150 metri per 5 arcate, non ha praticamente subito modifiche dalla sua apertura tranne i lavori per consentire il passaggio del tram effettuati nel 1876 che comportarono anche la sostituzione dei vecchi parapetti in pietra con quelli attuali di ghisa.

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:75 circa ed è composto approssimativamente da 5.000 pezzi.

http://www.brickshelf.com/cgi-bin/gallery.cgi?f=525806


Palazzo Madama e casaforte degli Acaja, Torino, piazza Castello.

Palazzo Madama e il Castello di Porta Fibellona è un complesso architettonico situato nella centrale piazza Castello a Torino. È patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO. Nel palazzo ha sede il Museo Civico d'Arte Antica di Torino. Si tratta di un connubio di duemila anni di storia del Piemonte: eretto dai romani in qualità di porta cittadina, Porta Decumana, per il lato esposto verso il fiume Po, l'edificio divenne prima sistema difensivo, quindi palazzo vero e proprio, simbolo del potere che tenne Torino fino al XVI secolo, quando venne preferito l'attuale Palazzo Reale come sede dei duca di Savoia. Abbellito notevolmente sotto la reggenza, nel secolo successivo, delle due Madame Reali (da qui il nome), il vecchio castello medioevale venne riqualificato grazie all'opera del primo architetto di Casa Savoia, Filippo Juvarra: sua è la grande facciata, che domina la piazza che proprio dal Palazzo Madama prende il nome.

Palazzo Madama
Considerata una delle più importanti realizzazioni dell’architettura di primo Settecento, la facciata di Palazzo Madama, edificata su progetto dell’architetto messinese Filippo Juvarra (1678-1736), si inserisce nel quadro della riqualificazione urbanistica barocca di Torino. L’antico castello degli Acaia è più volte trasformato e ampliato nel corso dei secoli e diviene dimora delle “madame reali”, prima fra tutte Cristina di Francia (1606-1663), sotto la reggenza della quale, tra il 1638 e il 1640, è realizzata la volta che copre la corte centrale e sono riplasmati nell’arredo gli appartamenti del piano nobile. Nel XVIII secolo l’edificio è il fulcro visivo della nuova città pianificata. Ed è proprio agli inizi del Settecento, con Maria Giovanna Battista di Nemours (1644-1724), sposa del duca Carlo Emanuele II (1634-1675), che il palazzo assume l’aspetto attuale e la denominazione di Palazzo Madama diventa di uso comune. Per rimarcare sull’edificio l’importanza del rinnovato ruolo, viene affidata all’architetto Filippo Juvarra la reinterpretazione dei prospetti e dell’immagine. Delle quinte di facciata lapidee previste in progetto, che avrebbero dovuto avvolgere l’intero castello, viene realizzata, tra il 1718 e il 1721, solo quella verso l’imbocco di Via Dora Grossa (l’attuale Via Garibaldi). Il prospetto, scandito da ordini architettonici sovrapposti, ha la funzione di una grande scatola traforata concepita per contenere lo scalone d’onore a doppia rampa simmetrica che conduce al piano nobile. La luce naturale, entrando copiosa dai serramenti inseriti fra le lesene del registro mediano, che nella campata centrale aggettante diventano possenti colonne, plasma le superfici interne distinte da eleganti stucchi di ottima fattura. Una composizione di leggere volte a vela caratterizza l’atrio di ingresso del piano terreno e costituisce il sostegno del pianerottolo al quale approdano le due rampe di scale e dal quale si accede al salone del Senato. Dopo gli innumerevoli rimaneggiati subiti nel corso dell’Ottocento, soprattutto a carattere funzionale, a partire dal 1883 l’edificio è stato sottoposto ad una fase di restauri curati dall’architetto Alfredo d’Andrade (1839-1915). Il Palazzo è sede del Museo Civico d'Arte Antica, allestito sotto la direzione di Vittorio Viale (1891-1977) nel 1934. Chiuso nel 1988, il Palazzo è stato riaperto nel dicembre del 2006, a seguito di una lunga fase di restauri e di riallestimento. 

Castello di Porta Fibellona
L'edificio sorge sul sito della porta romana della città e comprende il castrum (edificio fortificato) medievale di inizio secolo XIII denominato Porta Fibellona. Il conte Tomaso III di Savoia entrò in possesso dell'edificio nel 1280, quando il marchese Guglielmo VII di Monferrato gli cedette Torino. Nel 1294 il conte Amedeo V di Savoia investì il nipote, il principe Filippo d'Acaia, dei domini del Piemonte e di Torino, compreso il castello, sede di una guarnigione armata, del Vicariato e del carcere. I primi interventi ordinati dal principe Filippo risalgono al 1295; egli, visto lo stato di abbandono della porta romana e delle mura, le fece distruggere recuperando i materiali. Ebbero così inizio gli interventi sull'edificio, che dimostrano la volontà del principe di cambiarne la destinazione d'uso; Infatti negli anni 1314-15 i conti documentano riparazioni alla sala maggiore del castello, destinata a funzioni di rappresentanza. Nel 1317-19 furono ampliati alcuni locali. Le trasformazioni, documentate anche dagli scavi archeologici, devono essere lette contestualmente alle ricerche storiografiche relative all'affermarsi della corte: fondamentale è infatti il rapporto tra il potere e la sua rappresentazione. Non è dunque un caso se gli Acaia, nel tentativo di affermare la propria egemonia sulla città e sancire la loro autonomia dai Savoia, iniziarono la loro costruzione politica proprio dai lavori alle sale di rappresentanza del castello di Torino. 

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:80 circa ed è composto approssimativamente da 20.000 pezzi.

http://www.brickshelf.com/cgi-bin/gallery.cgi?f=472634


Mole Antonelliana (1889), Alessandro Antonelli, Torino, via Montebello.

Simbolo della città di Torino, l’inconsueta costruzione fu progettata dall’ingegnere Alessandro Antonelli (1798-1888) nel 1862 su committenza dell’Università degli Israeliti, intenzionata a far erigere una grande sinagoga pubblica a suggello della fine delle discriminazioni per motivi religiosi. Le modifiche attuate in corso d’opera suscitarono non poca contrarietà, specialmente per l’obiettivo del progettista di realizzare su un altissimo tamburo un padiglione di struttura a scheletro che permettesse di conseguire una smisurata elevazione. Nel 1869, quando dell’edificio era in gran parte compiuto, la comunità israelitica rifiutò di erogare ulteriori fondi, dato che gli accorgimenti tecnici adottati avevano aumentato notevolmente la spesa, e quattro anni dopo il cantiere fu rilevato dal Comune, giungendo al termine nel 1889 sotto la guida dell’ingegnere Costanzo Antonelli (1844-1923), figlio di Alessandro, mentre la decorazione interna fu eseguita intorno al 1905 dall’architetto Annibale Rigotti (1870-1968). Come voluto dal suo artefice, la Mole con l’altezza di m 167,5 si confermò l’edificio in muratura più alto d’Europa, primato perso nel 1953 quando un nubifragio fece crollare parte della guglia. Ulteriori danni furono provocati da altri agenti atmosferici, come una scossa di terremoto nel 1887, che diede origine a significativi problemi di consolidamento, e un fulmine che nel 1904 provocò il crollo della statua del genio alato. Sede del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, dal 1908 sino agli anni Trenta del Novecento, la Mole ospita dal 2000 il Museo Nazionale del Cinema, da alcuni anni fra i siti museali più visitati d’Italia. Rimasto comunque l’edificio in muratura più alto d’Italia, è fra i monumenti più noti, tanto da essere effigiato sulla moneta da 2 centesimi di euro coniata dalla Repubblica Italiana.

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:90 circa ed è composto approssimativamente da 35.000 pezzi.

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Porta Palatina (I sec. a.C.), Torino, via Porta Palatina.

 

La Porta Principalis Dextera è una delle principali testimonianze dell'epoca romana, nonché una delle porte urbiche del I secolo a.C. meglio conservate al mondo. Strutturalmente simile alla Porta Decumana (oggi inglobata in Palazzo Madama), la Porta Palatina è un esempio di tipica porta “ad cavædium”, ovvero una struttura a doppia porta con un cortile interno. Le torri, alte oltre 30 metri, sono a sedici lati mentre l’interturrio centrale dispone di due ordini di finestre e in basso si aprono i fornici carrai e due più piccoli varchi pedonali posti lateralmente. Nel tempo la struttura perde la sua funzione originale, tanto che nel 1724 le torri sono adibite a istituto di reclusione femminile. A fine ottocento Alfredo d’Andrade compie un primo restauro, liberando la struttura delle varie aggiunte, mentre solo negli anni ‘30 si avrà la riapertura dei fornici e la demolizione degli edifici attorno alla porta, dando vita a quello che oggi è il parco archeologico di Torino.

Il modello in LEGO riproduce il monumento in scala 1:80 circa ed è composto approssimativamente da 4.000 pezzi.

http://www.brickshelf.com/cgi-bin/gallery.cgi?f=563818