Ritorniamo sullo scempio di corso Bramante per documentare la rimozione della curva tranviaria. Al contrario delle dichiarazioni dell’architetta Massa, avvenute in sede della II commissione della Circoscrizione 8, la pista ciclabile non passerà su un marciapiede rialzato ma al livello stradale e la rimozione dei binari è stata una scelta obbligata. Non è vero che non interferivano, non è vero che il budget era limitato e quindi (anche se auspicato) non era possibile rimuoverli: per gli errori madornali i soldi si trovano sempre!
Da sottolineare come nella narrazione comune i binari siano un “ostacolo”:
Resta invece aperta la questione dei binari dismessi, che continuano a rappresentare un ostacolo per chi pedala in direzione del cavalcavia di corso Bramante. L’obiettivo, spiegano dalla Circoscrizione, è completare presto il collegamento ciclabile fino al cavalcavia, per unire in modo sicuro corso Massimo D’Azeglio, piazza Carducci e la parte sud del quartiere.
Questa visione distorta e sbagliata è il cancro peggiore di tutta la vicenda: non si può mettere sullo stesso piano un sistema di trasporto di massa con una ciclabile (che comunque incrocia i binari utilizzati di via Nizza, via Genova e via Madama Cristina). Ricordiamo ai fanatici delle piste ciclabili (percorse oramai in maggioranza da inquinanti bici a pedalata assistita e monopattini a batteria) che il tram è l’unico mezzo veramente “green” che permette a tutti (giovani, anziani, persone non deambulanti, studenti, donne incinte, massaie con le sporte della spesa, etc…) di salire a bordo. La bicicletta non è inclusiva, il tram sì. Dopotutto e non a caso, più di un secolo fa era già stato chiamato “la carrozza di tutti”.
Una immagine dello scempio dei binari. Notare a lato il dehor che impone alla ciclabile un percorso più tortuoso del dovuto. Però il problema sono i binari del tram…

